NON ME LO DICI MAI

– Non me lo dici mai.

– Che cosa non ti dico mai?

– Che mi vuoi. Non me lo dici mai.

Si voltò a guardarla. Era ancora nuda, nel letto disfatto, le lenzuola scure sotto di lei.

– Abbiamo appena fatto l’amore. Mi sembra chiaro no!? – tornò a fissare la finestra di fronte a lui.

– No che non è chiaro. Lo sai. E non abbiamo fatto l’amore – si mise a sedere abbracciandosi le ginocchia.

Lui era di spalle, aveva infilato i pantaloni. Sulla schiena ancora i segni delle sue unghie.

– Non ti capisco quando fai così – sospirò, una mano tra i capelli.

– Vieni qui, mi prendi, mi scopi. Quasi senza parlare. Quasi senza guardarmi. Poi ti rivesti. E torni da lei – affondò la testa tra le ginocchia, sbuffando.

– Non mi sembrava tu non fossi d’accordo a farti scopare – il tono secco.

– Sei proprio uno stronzo – si alzò. Recuperò gli slip e la t-shirt. Li infilò.

Lui si voltò di scatto.

– Lo sapevi qual era la mia situazione. L’hai sempre saputo. Non capisco perché cazzo devi fare così.

– Ed io non capisco perché cazzo sei tornato nella mia vita se non hai mai avuto intenzione di restarci.

Si fissarono. Il letto a dividerli.

Era vero che non la guardava. Perché era bella. E lo faceva sentire vivo. E lo faceva sentire una merda per come si sentiva vivo con lei.

Lei abbassò lo sguardo, perché quando lo guardava non riusciva a restare lucida.

Lui superò il letto e le si parò davanti. Le accarezzò il mento e le fece sollevare la testa.

– Io non ce la faccio più – gli disse. – Lo sai che non ce la faccio più.

– Che cosa vuoi che faccia? – le chiese mentre prese ad accarezzarle la ruga che le si creava in mezzo alla fronte.

– Resta.

– Sì, posso fermarmi ancora un po’ – acconsentì.

Lei scosse la testa.

– No, resta – lo guardò negli occhi. – Resta con me. Lasciala. E resta con me.

Lo aveva detto. Dopo tre mesi, glielo aveva detto.

Lui si sedette sul letto, le prese le mani e la trascinò a sé, posò la testa sul suo petto e lei abbassò la sua tra i suoi capelli.
Restarono così, a respirarsi i pensieri.
Poi lei si scostò leggermente e gli prese la testa tra le mani.
Sotto le dita la sua barba.
Gli accarezzò le labbra.

– Lascerai me, non è così? – gli chiese.

Non aveva bisogno di una risposta.
L’aveva sempre saputo, da quel primo messaggio, da quel primo incontro, da quel primo bacio.
Si abbassò. E lo baciò. Gli cercò la lingua. E lui cercò la sua. Lasciò scendere le mani fino alle sue, le prese e le allontanò da sé.
Si staccò da quel bacio.

– Ti facilito le cose. Sono io a farmi da parte. Torna da lei.

– Mi dispiace – le disse.

Sarebbe stato più facile non credergli.
Sarebbe stato più facile prendersela con lui.
Sarebbe stato più facile.
Ma non sarebbe stato vero.

Lo vide infilarsi la maglietta, prendere gli occhiali, allacciare le scarpe.
Gesti piccoli, quotidiani, che le erano diventati così familiari.
Lo osservò avvicinarsi alla porta e guardarla. Per l’ultima volta.

Fu la cosa più difficile da fare. Lasciarlo andare.

E mentre lui se ne andava via richiudendosi la porta alle spalle, lei sentì il suo cuore perdere un battito.

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