VERSO L’IGNOTO

Guardavo fuori dal finestrino il paesaggio che cambiava intorno a me.

Il mare sostituito dalla pianura. Poi le montagne. Il cielo plumbeo ogni ora di più.

Guardavo fuori dal finestrino e mi chiedevo cosa avrei trovato al di là di quelle rotaie. Mi stavano portando lontano da ciò che avevo sempre considerato familiare. Lontano dalla sicurezza, dalle abitudini, dall’unica vita che avessi imparato a conoscere.

Nella testa, le immagini del mio recente passato si mescolavano a quelle di un futuro non ancora scritto.

Avevo vent’anni e l’ingenua convinzione che il mondo non fosse altro che in attesa di me.

Solo i ventenni hanno quella convinzione.

E, se non ce l’avessero, non avrebbero nemmeno l’audace coraggio di salire su un treno verso l’ignoto.

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