QUANDO MI ABBRACCI TU, IO STO BENE

– Ah sì, stai bene?
– Eh sì.
– E sentiamo, com’è che ti abbraccio?
– Hai presente quando un’onda arriva in velocità sugli scogli? E poi li avvolge, totalmente?
– Ho presente.
– Ecco. Tu mi abbracci così.
– Ti tengo avvolta tra le braccia?
– Di più. Mi tieni avvolta dentro al cuore.
– E come fai ad entrarci?
– È il vantaggio di essere piccola.
– Sì, sei piccola. E sei una meraviglia.
– Avvolgimi ancora.
– Ma così non respiri più.
– Posso farcela.
– E se poi, mentre ti avvolgo, sono io ad entrarti dentro?
– Mi stai chiedendo il permesso?
– Se te lo stessi chiedendo, me lo accorderesti?
– Mmmmm… fammici pensare un po’…
– E quel sorriso che vuol dire?
– Che ci sto pensando…
– Sei tremenda.
– Sì che lo sono. E sì che ti voglio. Lo dovresti sapere.
– Allora fammi entrare.
– Ti ho fatto entrare dieci mesi fa.
– Ne sono cambiate di cose in dieci mesi.
– Alcune. Sì. Altre sono sempre uguali.
– Ed è un male?
– Non necessariamente.
– E cosa è rimasto uguale?
– La voglia che ho di te, per esempio. Di sentirti. Le tue mani, il tuo respiro, il tuo cuore.
– Sei sicura sia rimasta uguale?
– Sì, perché?
– Perché io, ad esempio, ne ho sempre di più.
– Voglia di me?
– Voglia di te. Di restare così.
– Così come?
– Vorrei restare tutta la notte così. Fermo, dentro di te.
– Fermo?
– Fermo. A guardarti negli occhi. A vedermici dentro. A fare l’amore.
– Allora resta.
– Allora resto.